• FP CGIL del Trentino

Apsp: obbligo vaccinale e ricadute organizzative. A rischio la tenuta dei servizi

Fp Cgil - col segretario Luigi Diaspro e il funzionario Alessandro Lazzarini - e Cisl Fp - col segretario Giuseppe Pallanch ed Elisabetta Pecoraro - intervengono sulla questione vaccini e case di riposo.

All’incontro a lungo sollecitato con la presidente Chiogna e il direttore Giordani di Upipa, insieme al dottor Nava dell’Azienda sanitaria, abbiamo finalmente assunto informazioni sui risvolti organizzativi che l’imminente sospensione del personale non vaccinato potrebbe avere nelle 42 Apsp trentine e le conseguenti ricadute sui carichi di lavoro del personale. La situazione prospettata è a dir poco preoccupante con 74 Infermieri, 263 Oss e 39 Ausiliari a oggi non vaccinati che, insieme ai 5 medici, rappresentano il 12% dell’intero personale delle Apsp.

Numeri importanti che, al netto della verifica sui portatori di patologia esclusi dall’obbligo, impattano in modo significativo e differenziato sulle strutture e i territori, soprattutto quelle di piccole dimensioni dove anche una sola unità in meno può fare la differenza. 5 strutture non potrebbero garantire i turni, 7 non garantirebbero i parametri assistenziali e le altre dovrebbero rimodulare al ribasso organizzazione e maggiori parametri a oggi assicurati. Una situazione che apprendiamo con grave ritardo, per questo denunciamo l’ostinata assenza, sin qui, di un tavolo di confronto a livello di assessorato e Azienda sanitaria, oltre che in Upipa.

La road map illustrataci prevede diversi scenari e paventa addirittura l’estrema ratio della chiusura di alcuni reparti o di intere strutture con trasferimento di anziani: è una soluzione che occorre assolutamente scongiurare. Abbiamo chiesto e ottenuto un tavolo permanente di confronto per seguire l’evoluzione della situazione e conoscere interventi e misure via via da adottare. Sono a rischio i servizi per i nostri anziani.

È inoltre grande il rischio, per gli operatori vaccinati, di vedersi raddoppiare o triplicare lavoro e turni per far fronte ai carichi degli operatori sospesi. A questi ultimi rivolgiamo un appello a riflettere sulle conseguenze della mancata vaccinazione, con rischio di compromettere il servizio e di sovraccaricare i colleghi. Si rischia seriamente di vanificare anche il durissimo lavoro dei mesi più cupi del lock down, i turni massacranti bardati alla bell’e meglio, in cui tanti si sono contagiati, ammalati anche gravemente, costretti a isolarsi dai familiari per paura del contagio, dimostrando grandissimo senso di responsabilità.

Serve che anche la politica faccia la sua parte: non si può affrontare una situazione così complicata ostentando distacco e puntando il dito; i sacrifici di questi lavoratori vanno riconosciuti e compensati: bastavano 3.400.000 euro – a fronte di un impegno complessivo di risorse tra bilancio e assestamento di ben 600 milioni - per garantire gli impegni del Ccpl 2016/2018 e l’aggiornamento delle indennità specifiche contrattuali. Il rinnovo del contratto di lavoro scaduto da tre anni è ritenuto “inopportuno” dal Presidente Fugatti. Come può pretendere che il sistema non produca disaffezione se non aperta ostilità e atti di sfida?

Occorre che ciascuno faccia la sua parte, per non dare spazio a conflitti tra lavoratori e a disservizi che il nostro territorio mai ha conosciuto per l’eccellenza delle prestazioni pubbliche unanimemente riconosciuta. Il Sindacato Confederale farà la sua con la responsabilità che lo contraddistingue, partecipando ai tavoli e fornendo il proprio contributo per soluzioni che possano garantire qualità dei servizi e tutele di chi lavora. Chiediamo che la politica faccia la sua con serietà e concretezza, attivando tempestivamente tavoli di confronto con le rappresentanze dei lavoratori.

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