• FP CGIL del Trentino

Buoni pasto in arretrato

Nel periodo tra il 23 marzo e il 17 maggio, tantissimi operatori sanitari, infermieri di territorio, amministrativi e tecnici non hanno potuto accedere alla mensa aziendale e, spesso, non hanno avuto la possibilità di fruire del buono pasto (per quello che viene chiamato “servizio sostitutivo di mensa”). Il caso si è verificato nel pieno della prima ondata dell’emergenza e tutti gli operatori, consapevoli dell’importanza del loro lavoro in quei frangenti, hanno continuato a svolgere il servizio rinunciando a un diritto sancito dal contratto.

La mensa dell’azienda sanitaria è rimasta operativa, fornendo borse col pasto che venivano portate in reparto per chi lavorava in sede: ricordiamo che si è lavorato con dispositivi di protezione molto ingombranti che non venivano tolti per la pausa pasto. Per chi opera sul territorio invece, il problema è stato diverso perché, con molti esercizi chiusi, non è stato possibile né accedere alla mensa, né utilizzare il buono pasto (elettronico o cartaceo che fosse).

La mancata fruizione del servizio mensa e dei buoni pasto da parte degli operatori della sanità trentina deve pertanto essere oggetto di adeguato ristoro, anche alla luce del recente accordo sottoscritto per il personale delle Autonomie Locali che riconosce la somma di 5,29 euro per ciascun giorno in cui non è stato possibile accedere né alla mensa né spendere il buono pasto per la chiusura degli esercizi convenzionati.

Per questo motivo – spiegano dalla Fp Cgil – abbiamo chiesto di avviare un percorso per un riconoscimento analogo per il personale dipendente dell’Azienda provinciale per i servizi sanitari». La richiesta è stata inviata al presidente Fugatti, all’assessora Segnana, all’Apran e al direttore generale dell’Apss Benetollo.

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