• FP CGIL del Trentino

Cda di Fem, di nuovo soli uomini

A rischio, ancora una volta, la parità di genere.


Dopo l’esclusione dell’unica donna ai vertici dell’Azienda sanitaria trentina e la nuova composizione di soli uomini al comando, pare delinearsi il rischio concreto di sorte analoga per il nuovo Cda in Fondazione Edmund Mach. Già in occasione dell’incontro dello scorso ottobre con le organizzazioni sindacali, avente a oggetto il nuovo statuto tra cui la riduzione del Cda a 8 membri, Cgil aveva posto il tema della rappresentanza di genere, visto che dai “rumors” sulle nomine da parte dei vari soggetti aventi titolo (Provincia, mondo cooperativo e sindacato agricolo) arrivavano segnali preoccupanti in tal senso.

Ebbene, in quella sede è stato sottolineato come la Fem, in quanto ente privato, non sia tenuta ad applicare disposizioni di legge che prevedono che un terzo delle nomine del Cda deve essere destinato al genere meno rappresentato. Affermazioni che si commentano da sole, in un quadro desolante di forte compromissione delle possibilità per le donne di accedere a ruoli di vertice e di responsabilità nel mondo del lavoro e non solo. Fem non sembra – e questo è grave – comprendere il senso dell’obiezione sindacale e, allora, invoca la sua natura privata, come se questo bastasse a preservarla dall’obbligo di perseguire l’obiettivo di una società più giusta e paritaria, a partire dal genere. Sul punto verrebbe peraltro da obiettare che, come spesso succede, Fem cambia pelle in base all'occorrenza (o alla convenienza): a volte si dichiara a controllo pubblico, a volte autonoma e privata.

Qui non si tratta naturalmente di rispettare o meno una disposizione di legge: il tema vero è che la Provincia, anche attraverso i suoi enti strumentali e fondazioni, persevera in un atteggiamento di scarsissima attenzione alla cultura di genere. A partire dalla cancellazione delle iniziative scolastiche per contrastare la violenza di genere fino alle nomine ai vertici delle amministrazioni pubbliche e controllate. Questo è grave e per questo chiediamo che, a partire dalla formalizzazione delle prossime nomine del Cda della Fem, si diano segnali tangibili di un cambio di passo anche rispetto al passato: qui mai nessuna donna è stata rappresentata. Intervenga per tempo la Provincia, per promuovere in concreto l’equità di genere sul territorio provinciale e scongiurare un pericoloso ritorno al passato.

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