• FP CGIL del Trentino

Comuni come feudi, fase 2 impossibile

«Informazioni negate e alcuni non hanno formalizzato alcun atto organizzativo per l’emergenza, perché “sono come una famiglia”»


«I tre quarti dei Comuni trentini, con l’avallo del Consorzio dei Comuni e la compagnia di alcune Comunità di valle, nasconde informazioni ai sindacati, contravvenendo al contratto collettivo del lavoro e dunque creando situazioni di opacità gestionale. In queste condizioni è assolutamente impossibile pensare di poter partire con la fase 2 della gestione dell’emergenza». Sono le parole di Patrizia Emanuelli (Fp Cgil), Maurizio Speziali (Cisl Fp) e Andrea Bassetti (Uil Fpl).

La tanto sospirata Fase 2 necessita di una completa e realistica fotografia organizzativa della situazione nelle varie amministrazioni pubbliche. Deve, in particolare, essere chiaro quanto i vari enti hanno recepito delle disposizioni di legge vigenti e dei protocolli di sicurezza nazionali (del 14 marzo e del 3 aprile). A oggi solo 50 enti su 200 hanno ottemperato all’obbligo della trasmissione delle informazioni stabilite dall’articolo 9 del contratto collettivo, comunicando le azioni poste in essere per la gestione dell’emergenza Covid-19. Questo ignorando i solleciti dei sindacati che avevano chiesto al Consorzio dei Comuni di agire da “collettore” delle istanze. «Nonostante i nostri sforzi e tentativi di mantenere aperto un dialogo, dobbiamo registrare l’assoluta mancanza di volontà di condividere, discutere ma soprattutto risolvere i molti temi ancora aperti dall’applicazione - o mancata applicazione - di quanto previsto dai vari decreti».

Ciò che accade, dunque, è la non applicazione del contratto, che pure è stato sottoscritto anche dai datori di lavori in sede Apran. «Registriamo atteggiamenti in cui il coinvolgimento dei sindacati si sostanzia nel “mandagli qualcosa”. Si sta volutamente creando un clima in cui i rappresentanti dei lavoratori vengono descritti come “disturbatori di sindaci”. In una recente interlocuzione, ci siamo sentiti dire che molti piccoli comuni non hanno formalizzato alcun atto organizzativo perché “sono come una famiglia”». L’allarmante situazione viene segnalata quotidianamente da un gran numero di lavoratori, preoccupati per la loro sicurezza e impotenti di fronte all’atteggiamento di alcuni sindaci che interpretano il Comune come l’ultimo avamposto del proprio “dominio di castellano”, unici padroni del destino di lavoratori intesi come sudditi e non come soggetti garantiti da diritti contrattuali. In tale contesto, richiami alla dovuta informazione vengono letti da taluni amministratori come ingerenze al proprio potere decisionale. Al contrario, i sindacati sono impegnati unicamente nella tutela dei lavoratori e nel rispetto delle leggi e dei contratti.

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