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Concorso Vigili del fuoco: valorizzare i giovani e la formazione

È convocato per il prossimo martedì, 9 marzo, l’incontro per approfondire le tematiche legate al concorso per i 19 posti di pompiere, pubblicato dalla Provincia autonoma di Trento. La delegazione di Fp Cgil chiederà di abbassare l’età massima per accedere al concorso (favorendo il lavoro dei giovani) e di elevare il titolo di studio minimo richiesto, al momento “fermo” al solo requisito di aver completato la scuola dell’obbligo. Opportuno, poi, ragionare anche su requisiti differenziati che potranno invece essere previsti - quanto a titoli di studio ed età - per concorsi dedicati a candidati in possesso di “mestiere”: autista automezzi pesanti, idraulico, elettricista, carpentiere etc.

Resta inoltre da risolvere la questione di genere: il corso sulle materie del concorso, riservato alle candidate che abbiano superato la preselezione e siano state ammesse alla prova scritta (conoscenze a livello di media inferiore) è, secondo Fp Cgil, discriminatorio e manifesta una considerazione negativa del livello di preparazione delle donne. «Si verifica una sorta di eterogenesi dei fini, in quanto il legislatore – col regolamento del Corpo dei Vigili del fuoco del 2010 – motivava il corso “per favorire l’accesso alla qualifica di vigile del fuoco di personale di genere femminile, anche nel rispetto del principio di pari opportunità tra uomo e donna”. Si tratta evidentemente di rivedere questa disposizione». Peraltro, la differenziazione uomo / donna, nel concorso in questione, è naturalmente e opportunamente codificata – come avviene anche a livello nazionale – con la prova pratica ginnico sportiva.

Come detto sopra, il 9 marzo le delegazioni sindacali punteranno l’attenzione sull’esigenza di prevedere un limite di età massimo inferiore a quello attuale (fissato a 37 anni per gli appartenenti ai Corpi volontari), per garantire l’accesso di giovani in un settore lavorativo molto complesso che richiede capacità e abilità fisiche non indifferenti per la tipologia degli interventi richiesti. Altra forte argomentazione è quella dell’elevazione del titolo di studio richiesto: dall’attuale obbligo scolastico a quello di diploma di scuola superiore. Questo, da un lato, per qualificare e valorizzare il personale dal punto di vista delle competenze culturali e, dall’altro, per adeguare il relativo inquadramento nei profili professionali del contratto collettivo provinciale del lavoro.

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