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Emergenza COVID-19 e precari dei musei trentini: FP - CGIL risponde al direttore del MUSE

Abbiamo lanciato l’allarme per il destino di oltre 200 lavoratori dipendenti delle aziende appaltatrici dei servizi museali del Trentino sui quali grava la riduzione delle attività causa Covid-19 e la riprogrammazione del bilancio richiesta dalla Provincia ai musei stessi.

Sono lavoratori che gestiscono la didattica – i “Pilot” - ma anche biglietteria, accoglienza e sorveglianza (al Muse sono 80, tra Museo Storico, Buonconsiglio e Mart altri 60 solo per citare i principali). Più volte abbiamo denunciato le condizioni di lavoro di queste persone, anche prima dell’emergenza Covid. Sono assunti da cooperative, che poi partecipano agli appalti. Hanno spesso contratti da 18 ore settimana, ma nella realtà hanno settimane a 38 e settimane a 0 ore. Vedono l’impegno crescere o azzerarsi secondo i periodi, secondo le esigenze del museo, senza avere certezza dei turni se non a brevissima distanza. Sono persone che spesso si spostano anche da grandi distanze per lavorare in Trentino e che percepiscono, in media, 800 euro. Ma sono l’anima dei nostri musei. Sono le guide che portano i bambini alla scoperta della scienza, della storia e dell’arte. Sono lavoratori assunti spesso a termine, in alcuni casi, come al Mart, anche a chiamata dalle cooperative e le cooperative vengono incaricate con appalti anch’essi a termine. Si crea un doppio, pericolosissimo, precariato. Con sorpresa e allarme abbiamo letto, qualche giorno fa, l’intervista di Michele Lanzinger al giornale l’Adige che in questo quadro dice: «Un senso di colpa nei confronti di tutte le persone esposte per motivi professionali. Medici, infermieri, ma non solo. Mi sento un privilegiato e sono molto dispiaciuto per i lutti, e preoccupato per chi rischia la vita ogni giorno nel proprio lavoro per aiutare gli altri». Anche noi siamo molto preoccupati per chi è in prima linea e quotidianamente, come Fp Cgil, facciamo tutto quanto possiamo per tutelarli.

Poi Lanzinger fa riferimento all'Agenda 2030 dicendo: «È il documento delle Nazioni Unite che deve orientare a uno sviluppo in equilibrio con l'ambiente; uno sviluppo equo, che consenta a tutte le persone di accedere alle risorse». Ecco: tutte le persone. Ma i toni e le preoccupazioni cambiano quando si parla dei pilot: «Il museo ha il proprio personale, e sono dipendenti provinciali. Ma tutta l'attività nei confronti dei visitatori è sostenuta dai "pilot". Un'attività appaltata ad alcune società. Per fortuna questi appalti sono veri appalti di lavoro, e tutti i lavoratori sono tutelati nel caso della mancanza di lavoro. A differenza degli Stati Uniti, dove in casi simili hanno licenziato». Questo ci spiace molto: se per giustificare l’assenza di un piano basta citare i paesi dove le tutele dei lavoratori sono minori, è facile rispondere al direttore che esistono anche molti enti guidati da dirigenti a tempo determinato. Sappiamo che al peggio non c’è mai fine. Lanzinger si ispira spesso all’America: ben prima della pandemia, quando le cose “funzionavano”, avevamo chiesto per questi “lavoratori tutelati” che il Muse attuasse un sistema di prenotazioni che garantisse ai pilot orari di lavoro decorosi, ci aveva risposto che negli USA utilizzano totem anziché persone. Certamente i totem non si lamentano per non poter avere una vita extralavorativa.

«Queste società hanno strumenti di tutela. Non stiamo lasciando per strada nessuno». Dice ancora Lanzinger. Benissimo, allora vediamo di cosa stiamo parlando: un precario che prenderebbe 800 euro, riceve oggi circa 300 euro netti e magari si è spostato qua, con la sua laurea e dottorati, dal Sud e deve mantenersi. Inoltre non ha alcuna certezza della ripresa delle attività.

Come spiega ancora Lanzinger: «Abbiamo un sistema di copertura che ci dà la possibilità di arrivare a fine anno». E poi? Che ne sarà dei precari? Dice ancora il direttore: «È chiaro che in previsione di una riduzione del numero di visitatori dovremo inventare nuove forme di lavoro, ma tutto questo lo definiremo a seconda degli scenari che si presenteranno». Con buona pace dei precari, destinati ad attendere, a resistere, a sperare. Ma chissà perché, gli eroi delle corsie di ospedale e delle rsa suscitano nel direttore un senso di colpa. I pilot no. E non è nemmeno giusto trincerarsi dietro la scusa che sono le cooperative esterne a dover tutelare questi lavoratori. Questo metodo “all’americana”, in cui i lavoratori vengono considerati alla stregua di una fornitura, come una stampante o un tavolino, è sostenuto proprio da un sistema museale che da tempo ha virato verso l’esternalizzazione di competenze che invece devono essere il cuore della propria attività.

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