• FP CGIL del Trentino

Fondi PNRR, ma nella nuova organizzazione Apss non c’è traccia di Case e Ospedali di Comunità

«Più ci si avvicina alla concreta erogazione dei finanziamenti del PNRR per la sanità trentina - complessivamente circa 66 milioni di cui 16,5 milioni per 11 Case di Comunità e 8,2 milioni per 3 Ospedali di Comunità – più aumentano le perplessità su un progetto di riorganizzazione dell’Apss che, al netto di altre valutazioni, di tali strutture continua a non fare cenno». Così Luigi Diaspro e Gianna Colle: Segretario generale e Funzionaria del settore per la Fp Cgil del Trentino.


La proposta di riorganizzazione della sanità trentina (che attua le delibere della giunta del 4 maggio e 27 agosto) appare ancora scollegata dagli atti di indirizzo della missione 6 del PNRR, che indicano chiaramente obiettivi e destinazione dei finanziamenti: rafforzamento delle attività territoriali con l’integrazione socio sanitaria, omogeneità ed equità dell’offerta dei servizi sanitari sul territorio, semplificazione e decentramento dei processi decisionali etc. Di tali obiettivi Case e Ospedali di Comunità, telemedicina, digitalizzazione, apparecchiature, sicurezza degli ospedali costituiscono i principali capitoli. «Questa è la principale incognita che abbiamo rilevato e che sarà evidenziata nel documento che la Fp Cgil consegnerà nei prossimi giorni all’Azienda sanitaria».

C’è il nodo dei Distretti, su cui si fonda tutta la riorganizzazione: un modello con 3 soli Distretti anziché 6 (il PNRR prevede un Distretto per centomila abitanti).

Sulle Case di Comunità, condividiamo quanto espresso dalla Consulta provinciale per la Salute in merito all’opportunità di prevedere 6 Case di Comunità “hub” e 10/12 Case di Comunità “spoke” da far eventualmente coincidere con gli attuali 16 ambiti delle Comunità di Valle. A tale proposito andrebbero per esempio chiarite le funzioni delle 13 Reti Professionali Locali indicate nella Proposta poiché, oltre alla differenza numerica con le 16/18 Case di Comunità necessarie, non ci pare che le stesse possano effettivamente ritenersi strutture di integrazione sociale e socio - sanitaria, con servizi e interventi multidisciplinari, dalle cure primarie all’assistenza domiciliare, ai servizi sociali per le cronicità fino alla salute mentale.

Nessuna traccia neppure dei previsti 3 Ospedali di Comunità, strutture di cure intermedie presidiate in modo prevalente da personale infermieristico, con 20 posti letto in media.

In ogni caso, prioritario rimane il tema del personale: se non vi saranno ingenti investimenti per assunzioni, ben oltre il turn over, in relazione a fabbisogni adeguati agli standard di qualità e sicurezza richiesti, revisione degli accessi universitari, valorizzazione del personale con un nuovo Ordinamento e sistema di classificazione per il riconoscimento giuridico ed economico delle professionalità e competenze richieste, la rapida sottoscrizione del Contratto collettivo 19/21 alla luce dei recenti stanziamenti, riconoscimento di arretrati, indennità per infermieri e altre professioni sanitarie e Oss, rafforzamento delle norme di sicurezza su tempi e turni di lavoro, conciliazione vita lavoro, assisteremo a un’operazione che rischia di realizzare strutture vuote.

Questi i temi prioritari da tenere in considerazione nell’approvare progetti di riforma sanitaria (PNRR come riorganizzazione dell’Apss); in caso contrario il rischio è l’inaccettabile privatizzazione dell’assistenza, già segnalato non solo dal Sindacato ma da tutti gli osservatori cui sta a cuore un sistema pubblico e universale che assicuri il bene supremo della salute a tutti i cittadini.

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