• FP CGIL del Trentino

Fugatti adesso provoca: loda la p.a. ma non rinnova i ccpl

“Incontrare il Ministro Brunetta per condividere l’idea di “una P.A. al passo coi tempi in una società sempre più complessa ed in un mondo che per effetto della pandemia si è trovato faccia a faccia con regole e cambiamenti nuovi e repentini” e, a differenza di quanto sta facendo il governo nazionale, scrivere ai Sindacati di Categoria che in Bilancio non ci sono risorse “libere” per il rinnovo dei CCPL vuol dire provocare e prendere in giro le lavoratrici e i lavoratori dei servizi pubblici trentini!”

Questa la dichiarazione a caldo dei Segretari Diaspro, Pallanch, Tomasi e Varagone di Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl del Trentino nel leggere la notizia sull’incontro romano del Presidente Fugatti e la nota con cui lo stesso Fugatti risponde picche

alla sollecitazione di rinnovare i contratti pubblici.

“Si è ormai raggiunto il colmo e la pazienza è finita. Il Presidente Fugatti e la sua Giunta, in modo irresponsabile e contraddittorio, perseverano nel non prendere in alcuna considerazione di dover stanziare le risorse previste per il rinnovo dei contratti di sanitari, operatori della case di riposo, polizia municipale, educatori dei nidi d’infanzia, ricercatori e tutti coloro che assicurano servizi, cura e sostegno a imprese, famiglie e lavoratori, fondamentali in questa grave crisi, Allo stesso tempo ne elogiano professionalità, competenze e spirito di sacrificio, discettando con Brunetta di ridefinire le competenze statutarie in materia di pubblico impiego. Per fare cosa? Per affermare la specialità dell’autonomia NON rinnovando i contratti pubblici mentre a Roma non solo si sono stanziate le risorse necessarie, ed altre sono state assicurate nel bilancio 2022 per l’Ordinamento Professionale, ma si è sottoscritto un Patto con i Sindacati per l’innovazione del lavoro pubblico e si sta insediando un tavolo in Aran per il rinnovo 2019/2021? Il Trentino, unico anche tra Regioni e Province Autonome, a NON rinnovare i CCPL Pubblici consegue un primato di cui NON andare fieri, perché ciò vuol dire mortificare Comparti Pubblici da sempre ai massimi vertici di efficacia ed efficienza nel panorama non solo nazionale, con evidente contraddittorietà e gli intuibili effetti disastrosi su chi ci lavora.”

Le azioni da mettere in campo per la ripresa economica e sociale del Paese, con i finanziamenti del Next Generation EU e non solo, passano attraverso i servizi della pubblica amministrazione per la messa a terra e le verifiche dei singoli progetti, per non parlare delle necessità riorganizzative della Sanità, degli accresciuti bisogni e presa in carico di anziani e persone fragili e di chi paga più duramente le conseguenze delle varie crisi. C’è dunque bisogno di una P.A. moderna ed efficiente, lo diciamo tutti, ma non a chiacchiere: rinnovare i contratti, assumere personale qualificato, rivalutare le competenze e l’ordinamento professionale non vuol dire fare una “concessione” a chi ci lavora” solo se ci saranno “risorse libere (???)” ma vuol dire mettere in sicurezza un comparto fondamentale per assicurare i diritti di tutti i cittadini (salute in primis) e garantire qualità ed efficienza del sistema pubblico al servizio del Trentino.

È perdente la contrapposizione pubblico/privato su cui si continua a far leva in Trentino per mietere consenso nel penalizzare il lavoro pubblico. Una contrapposizione definitivamente archiviata dal Governo Draghi col Patto di marzo. Sorprende per questo che persino le minoranze in consiglio provinciale tacciano di fronte a temi che dovrebbero star loro particolarmente a cuore, quali diritti, efficienza e qualità dei servizi pubblici sul territorio.

“Il colmo è stato raggiunto. Le lavoratrici e i lavoratori nelle recenti assemblee hanno manifestato il proprio sconcerto di fronte agli atteggiamenti della Giunta. Stufi di un’operazione demagogica che mira a colpire coloro che ipocritamente, nelle occasioni pubbliche, si elogiano: medici, infermieri, operatori delle case di riposo. Lavoratori il cui impegno non si compensa con interventi spot tipo premi Covid e indennità una tantum, ma riconoscendo loro il diritto a un contratto scaduto da quasi due anni e mezzo, riqualificando le professioni e le competenze, riconoscendo il valore del loro lavoro, riprendendo le relazioni sindacali. Questo vuol dire costruire una nuova P.A. al passo coi tempi”.

“Riuniremo i nostri organismi per intraprendere adeguate iniziative di mobilitazione”, concludono i quattro segretari.

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