• FP CGIL del Trentino

L’anno scolastico del Covid è più lungo. Gli assistenti educatori finiscono le ore

Gli assistenti educatori sono quelli che, nelle scuole di ogni ordine e grado, supportano i ragazzi e le ragazze che hanno difficoltà. Chi è “fortunato”, si vede assegnato un assistente assunto dal sistema pubblico, ma la maggior parte di queste figure è esternalizzata. A fare il punto è Roberta Piersanti, della Fp Cgil, in costante contatto con questi lavoratori.

«Parliamo di fortuna perché gli assistenti educatori che dipendono dalle cooperative o dagli enti del Terzo settore lavorano sulla base di convenzioni stipulate dalle scuole per 33 settimane, ma l’anno scolastico ne conta normalmente 34 e, in quest’anno del Covid, supera le 35».

Un conteggio che va chiarito. L’anno normale, si diceva, conta 34 settimane, le convenzioni sono per 33 settimane e gli assistenti educatori sono purtroppo abituati a destreggiarsi con le giornate di assenza dei ragazzi, le festività infrasettimanali e le gite scolastiche per arrivare a garantire all’alunno la copertura di tutto l’anno scolastico, facendo quadrare con i “recuperi” il numero di giorni e ore lavorate. Un meccanismo che, nell’anno del Covid, si è inceppato: niente festività infrasettimanali, né gite, col risultato di non avere più questi giorni “cuscinetto” e di trovare già oggi alunni disabili cui è stato tolto il supporto dell’assistente educatore.

«A meno che non si abbia la pretesa che queste persone vengano a lavorare gratis, è chiaro che, su tutto il territorio provinciale e in ogni scuola, ci saranno bambini – già più fragili rispetto ai coetanei – che saranno privati di questo fondamentale servizio. Abbiamo notizia che già diversi dirigenti stiano indirizzando le cooperative per coprire solo i casi più gravi.

È purtroppo impossibile avere un conteggio preciso di quanti lavoratori sono coinvolti: le esternalizzazioni creano impossibilità di analizzare dati certi. Aggiungo che spesso le cooperative fanno firmare contratti con pochissime ore, che poi lievitano quando, a settembre, arrivano le richieste da parte delle scuole.

Da sempre, come Funzione pubblica Cgil, contestiamo questa formula che crea differenze non solo tra i lavoratori, ma anche tra i giovani che necessitano di supporto. La situazione è nota a tutti e passa, da sempre, sotto silenzio. È ora che la Provincia e le singole scuole si facciano partecipi di questa nostra segnalazione e che si canalizzino le risorse per coprire questo delicato settore, in maniera dignitosa e di garanzia per i lavoratori e i ragazzi».

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