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Lanzinger prova a sfilarsi... ma non può

I lavoratori esternalizzati del Muse chiedono condizioni lavorative dignitose e riconoscimento della loro professionalità, lamentando che le attuali condizioni sono insostenibili e che le stesse hanno costretto 102 divulgatori scientifici ad abbandonare il museo e il dott. Lanzinger si sfila dal dibattito, attribuendo la situazione alle cooperative appaltanti e l'esternalizzazione del 2018 ad una scelta della PAT in accordo con le Organizzazioni Sindacali (sic!). Al di là dell'assurdità di tale ultima affermazione, pare necessario ricordare al dott. Lanzinger che la diaspora dei lavoratori è iniziata ben prima dell'appalto del 2018 e che l'esternalizzazione ha solo peggiorato le condizioni economiche e lavorative dei professionisti, che erano però inaccettabili anche quando la gestione era direttamente riconducibile al museo che dirige. I numeri dei "cervelli in fuga" in quel periodo parlano da soli. Pare comunque opportuno ricordare che è il Muse ad aver appaltato il servizio e ad avere la responsabilità di aver definito le condizioni dell'appalto. Leggiamo, inoltre, con enorme stupore che compito del museo sarebbe solo quello di vigilare che le funzioni siano svolte e non di intervenire sul rapporto di lavoro del personale esternalizzato. Compito della stazione appaltante è anche quello di vigilare sul rispetto delle condizioni contrattuali, tant'è che, da capitolato di appalto, il Muse ha facoltà di recesso in caso di loro violazione. La FP CGIL ha più volte segnalato tali ritenute violazioni, che il dott. Lanzinger si era riservato di approfondire, salvo non dare alcun seguito alla questione. Da ultimo, evidenziamo che molta parte delle problematiche organizzative che ricadono sui lavoratori esternalizzati (e che impediscono loro una qualsiasi possibilità di conciliazione tra vita lavorativa e vita privata) deriva dal sistema di prenotazioni, direttamente gestito dal Muse. Riteniamo, pertanto inaccettabili le dichiarazioni rilasciate dal direttore.

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