• FP CGIL del Trentino

Nessuna risorsa per il rinnovo dei CCPL in Trentino

Fugatti persevera nel ritenere il tema non all’ordine del giorno


Malgrado il Governo garantisca le risorse per il mancato gettito del Trentino - le famose verifiche col Governo, annunciate il 21 ottobre scorso, hanno di fatto confermato che le misure di compensazione da parte dello Stato ci saranno anche per il 2021 – per il Presidente Fugatti permangono questioni finanziarie e di “opportunità” che non consentono di rinnovare i contratti ai dipendenti del sistema pubblico provinciale neppure con questa manovra di bilancio. È quanto dichiarato a Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl e Fenalt nell’incontro di questa mattina.

Sulle difficoltà finanziarie, in ogni occasione – a partire dalle Leggi di bilancio e di assestamento 2020 – Il Presidente rinvia a verifiche col Governo che, in realtà, pur con esiti positivi (compensazioni per il minor gettito a regioni e province autonome per il 2020 e 2021) non modificano scelte politiche precise e aprioristiche. In tale logica il rinnovo dei contratti pubblici trentini continuerà a essere subordinato a condizioni della finanza pubblica che, in un periodo di grave crisi economica come l’attuale, risulterà a lungo in difficoltà, con la conseguenza di un illegittimo e ulteriore blocco delle retribuzioni dopo quello degli otto anni appena trascorso.


Sull’opportunità, la grave crisi – sanitaria ed economica - che attraversa il Paese e il mondo intero sta comportando una mobilitazione di risorse per le categorie più svantaggiate che lo stesso Sindacato sostiene ai più alti livelli di interlocuzione. A livello nazionale i temi della sicurezza, le stabilizzazioni, le assunzioni e l’innovazione della P.A. costituiscono la piattaforma dello sciopero proclamato per il 9 dicembre, insieme al rinnovo dei contratti pubblici per i quali sono state stanziate risorse che giudichiamo insufficienti. I dipendenti pubblici trentini sono pertanto gli unici in Italia a non avere un euro in stanziamenti per il triennio 2019/2021 e percepiranno, in ritardo di 20 mesi, la sola indennità di vacanza contrattuale.

Le lavoratrici e i lavoratori del pubblico impiego fanno funzionare gli ospedali, le scuole, le case di riposo, gli apparati tecnici e amministrativi per garantire la sicurezza, il complesso sistema del welfare, il sostegno ai cittadini e alle imprese: è “inopportuno” rinnovare i contratti a questi lavoratori che hanno stipendi di 1.300 euro medi mensili?

Nella nota di aggiornamento al Defp 2021-2023 il capitolo dedicato alla pubblica amministrazione richiama a processi di profonda trasformazione della P.A. trentina, per la semplificazione, la valutazione del risultato finale, la prevenzione della corruzione, il rapporto con cittadini e imprese, la transizione al digitale e l’innovazione tecnologica, il rafforzamento del lavoro agile strutturale, l’age management, ma il primo tassello di questi processi è costituito dal personale, che deve essere valorizzato attraverso la revisione del sistema di classificazione e il rinnovo del contratto. E occorre anche aprire un capitolo per la verifica dei fabbisogni nelle strutture pubbliche trentine, certo l’attuale turn over al 100% garantisce la sostituzione dei pensionati, ma non implementa gli organici ridotti da anni di blocco delle assunzioni.

Occorre aprire i tavoli di confronto sulla riorganizzazione della sanità e delle case di riposo, due settori profondamente colpiti dalla prima e dalla seconda ondata, con contagi continui e personale allo stremo. Vanno garantire condizioni di sicurezza, giuridiche e retributive che restituiscano agli operatori il senso e il rispetto del proprio ruolo, ad evitare ad esempio la fuga dalle Rsa verso l’Azienda sanitaria.

Riteniamo pertanto inaccettabile la risposta del Presidente Fugatti e per questo, dopo la manifestazione di venerdì 20 novembre, proseguiremo nelle iniziative di mobilitazione.

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