• FP CGIL del Trentino

No all’idea di Fugatti sugli ospedali

Si intravedono fini elettoralistici e una strategia di privatizzazione


La Fp Cgil, con Luigi Disapro, Gianna Colle e Marco Cont, critica l’idea di puntare sulla formula di “ospedale diffuso”, così come annunciata dalla Provincia, per l’ennesima volta senza alcun confronto e preavviso ai sindacati. «Anzitutto è chiaro che manca un vero piano, visto che si parla esplicitamente di un compito riservato al prossimo direttore. Questo chiarisce che si tratta, più che di un progetto di tutela della salute, del chiaro intento di catalizzare simpatie in alcuni territori. Peggio ancora, si intravede la preparazione di un progetto ben più insidioso: quello di poter cedere poi ai privati corpose parti di un servizio che al contrario, mai come ora, manifesta appieno il suo carattere di diritto universale e, dunque, pubblico». A Fugatti e Segnana, Fp Cgil chiede innanzitutto di chiarire meglio cosa si intenda con le espressioni “restituire dignità agli ospedali periferici” e “riportare sul territorio tutte le professionalità”. «Ma se eravamo già carenti di personale prima della pandemia, dove si pensa di trovare questi professionisti? Serve anche un pensiero sui percorsi di studio universitari. Inoltre, già nei settori della riabilitazione e della diagnostica, ci sono ampie porzioni di servizio delegate ai privati e il sospetto è che si voglia spingere in quella direzione». L’argomentazione è però, soprattutto, volta all’interesse generale di salute pubblica: «Bisogna partire dai bisogni dei cittadini e accettare che per essi è necessario, sia al centro che nelle valli, che la risposta sia appropriata, sostenibile, accessibile e immediata. Bisogna investire in opere e personale con l’assistenza di base, con l’assunzione dei medici di medicina generale e di continuità assistenziale, con l’infermiere di famiglia e comunità ed è indispensabile che la regia resti sempre in mano pubblica. Perché è la Provincia che deve decidere dove e come potenziare gli ospedali, sia quelli centrali che quelli delle valli, pensando a come e dove e quali specialità garantire e far diventare eccellenze, anche al fine di attirare pazienti da fuori regione. Si è già molto discusso dei problemi connessi all’ostinata volontà di attivare, ad esempio, i punti nascite periferici: coi rischi per le persone, i costi di gestione per le casse pubbliche, la difficoltà di trovare professionisti disposti a operare in strutture con meno casistiche». Come noto – se ne è dibattuto a lungo – in sanità sono fondamentali l’esperienza, la conoscenza, la capacità di creare gruppi specializzati, il volume di casistiche affrontate. Tutte cose a cui, scegliendo di disperdere le energie, si rinuncia. Bene che, nelle vallate, si investa piuttosto nei settori medicina di base, prevenzione, assistenza territoriale, integrazione socio-sanitaria, presenza delle guardie mediche che, tanto promesse dalla giunta Fugatti, ancora mancano. «L'ospedale diffuso, se non è ben organizzato, potrebbe portare dispersione di risorse e rischi per la salute pubblica».

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