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Premio Covid: «Coinvolti solo nella 2^ tranche, poche le risorse rimaste»

Sulla seconda tranche del premio Covid, il Dipartimento Salute della Provincia ha illustrato ai sindacati un’ipotesi che prevede la ripartizione delle risorse residue dal fondo complessivo di 15 milioni stanziati con la Legge provinciale 3 del 2020. Si tratta quindi di 7,7 milioni, rimasti dopo l'erogazione della prima tranche ai lavoratori, a diretto contatto Covid, individuati unilateralmente dalla Provincia. Questi 7,7 milioni sono dunque destinati ai soggetti non beneficiari nella prima fase. Il meccanismo prevede lo stanziamento di una somma per ciascuna sede datoriale - Apss, Apsp, Privato accreditato, Società cooperative sociali e attività di pulimento - con successiva contrattazione sindacale aziendale che potrà prevedere una somma forfettaria pro-capite tra 200 e 700 euro. L'ipotesi realizzerebbe una somma media pro-capite imponibile di circa 450-470 euro, tuttavia da diversificare secondo la gravosità dell'impegno, il rischio contagio, gli aumentati carichi di lavoro. Queste le premesse. Ecco dunque le considerazioni della Funzione Pubblica Cgil, col segretario generale Luigi Diaspro e la responsabile del settore sanità Gianna Colle, che sottolineano come occorra un compenso rispettoso dell'impegno e del rischio dei lavoratori di tutti i settori. «Fermo restando l'apprezzamento per un – tardivo - riconoscimento del ruolo del sindacato quale parte fondamentale in tema di retribuzioni accessorie, è singolare che solo in questa fase si prevedano trattative sindacali sul premio Covid. La prima fase - 8 euro l’ora per i soggetti individuati unilateralmente dalla Giunta - è stata trattata in assoluta autoreferenzialità, malgrado le richieste sindacali di un accordo che già in quella fase regolasse la premialità Covid proporzionata in fasce secondo il grado di rischio e di impegno ma che includesse tutto il personale, così com'è stato nella stragrande maggioranza delle Regioni. Arrivare ora, con risorse che riteniamo insufficienti per il giusto riconoscimento del lavoro della vasta platea degli esclusi del primo turno, e dire al sindacato di "contrattare" minimi e massimi creando conflitti tra i lavoratori, ci pare un'operazione opportunistica, piuttosto che rispettosa delle prerogative sindacali. In ogni caso, rimaniamo in attesa di conoscere nel dettaglio l'ipotesi illustrata, considerando comunque insufficienti le risorse residue disponibili alla contrattazione. Quanto ai settori Privati, la contribuzione del 50% da parte delle Strutture nell'erogazione del premio, in linea col percorso per il rinnovo del Contratto collettivo nazionale, pur condivisibile, deve prevedere vincoli esigibili per non creare condizioni di disimpegno che possano determinare impasse com'è stato per il rinnovo di un contratto scaduto da 14 anni. Abbiamo infine richiesto - per il personale delle Cooperative Sociali impegnato presso le Case di Riposo e il Centro Viote nel periodo Covid - di prevederne il riconoscimento al 100%, come anche per il personale delle ditte di pulizia in appalto per le quali il premio si attesterebbe sui 300 euro lordi. Richiesta l'inclusione del premio anche per il personale interinale, ovvero personale assunto in Apss tramite agenzie e che svolge lavori al pari degli assunti; lo stesso vale per quelli in appalto per le pulizie della sanità privata».

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