• FP CGIL del Trentino

Strutture intermedie Covid: gli operatori devono avere voce in capitolo

«Due tavoli di confronto attivi, ma di questa scelta apprendiamo dai giornali»


«La decisione di istituire due strutture Covid (con Pergine temporanea), ha completamente bypassato il confronto con i rappresentanti dei lavoratori, mentre sono proprio gli operatori a sopportare questa grave emergenza nell’emergenza». Sono le parole del segretario generale della Fp Cgil del Trentino Luigi Diaspro, che continua: «Né il tavolo Covid per le Apsp/Rsa, né quello di regia per la mobilità dal Terzo settore e Comunità di valle verso le Rsa hanno consentito al Sindacato di avere un ruolo in questa operazione, che investe le condizioni di operatori già duramente provati da settimane di lavoro in strutture con focolai, turni massacranti, decessi, contagi tra gli stessi operatori e limitazioni nei contatti familiari.

Questa scelta proietta gli operatori in strutture eminentemente sanitarie, molto diverse dalle Rsa, con condizioni, carichi, modalità di lavoro, sicurezza e protocolli di intervento eccezionali. Dunque non può essere adottata senza il confronto sindacale. Qual è il progetto? Quali e quante le figure professionali coinvolte? Con quale formazione? Quali i parametri di riferimento? In cosa consiste l’annunciato supporto sanitario di infermieri e medici? Se il Trentino sarà il primo territorio in cui si sperimenta questo modello, come dice la presidente Parolari, si avvia un processo di riorganizzazione delle risorse umane: è quindi obbligatorio il confronto previsto dal contratto collettivo.

A Nomi negli ultimi giorni ci sono 7 contagiati in più tra operatori, quindi c’è grave carenza di personale: chi andrà a Volano, e come si gestiranno gli anziani a Nomi? E poi: continuano a non tornare i conti sui decessi. Non è possibile che vengano imputati a causa naturale perché non si fanno i tamponi o non se ne aggiornano i risultati. A Nomi sono deceduti almeno 16 anziani in 10 giorni eppure solo 5 sono stati imputati al Coronavirus. A Spiazzo risulterebbe un solo decesso per Covid a fronte dei 6 degli ultimi giorni. A marzo 2019 erano 141 gli anziani morti nelle Rsa, a marzo 2020 sono 282: solo 67 per Covid?

La Fp Cgil sta affrontando l’emergenza con responsabilità per non alimentare il panico, ma è ingiustificabile il metodo a cui assistiamo. Serve chiarezza su come si intende affrontare la situazione nelle Rsa: ci sono nuovi operatori senza adeguata preparazione che, per non alimentare il panico, girano senza mascherine! Altri che non reggono più il turno di 12 ore continuative. C’è poi il tema dei tamponi al personale: sfalsati nel tempo e che non consentono di avere una fotografia complessiva, possono rivelarsi addirittura controproducenti. Contiamo in una tempestiva convocazione da Dipartimento salute, Upipa e soggetti interessati, per un serio confronto su tutte le questioni Rsa: in caso contrario agiremo tutte le iniziative a tutela del personale e dei cittadini utenti».

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