• FP CGIL del Trentino

Terzo settore – la posizione di Fp Cgil e Fisascat Cisl

Alla qualità dei servizi pubblici offerti in Trentino non corrisponde una pari qualità delle condizioni lavorative ed economiche garantite a chi quei servizi eroga.

Roberta Piersanti della FP Cgil ed Ermanno Ferrari della Fisascat Cisl denunciano l'inaccettabile condizione (degli educatori) del Terzo Settore che lavorano per l'amministrazione pubblica (e che sono diffusamente sotto-inquadrati): "Da anni, ormai, chiediamo a tutti i nostri interlocutori il rispetto delle condizioni economico e normative del contratto collettivo delle Cooperative Sociali e cioè del contratto che la normativa provinciale stabilisce dover essere applicato in ambito socio assistenziale sanitario. Il contratto, invece, è disatteso sia dalla pubblica amministrazione, sia da parte dei datori di lavoro privati”.

Per far quadrare i bilanci, questi ultimi non riconoscono il corretto livello agli educatori con titolo. Questo si traduce in una differenza retributiva a danno dei lavoratori di un centinaio di Euro lordi al mese, poco meno di una mensilità aggiuntiva all'anno.

"Si tratta di una pratica generalizzata nei nidi e nelle scuole, dove tutte le educatrici e gli educatori sono inquadrati come se fossero privi di titolo, nonostante la legge nazionale e provinciale preveda il possesso di un titolo quale requisito di accesso". Le Cooperative interessate e la Federazione delle Cooperative Trentine sostengono di non poter far fronte ad un aumento del costo del personale conseguente al rispetto del contratto collettivo perchè le Amministrazioni appaltanti non riconoscono loro i relativi costi nei bandi di appalto e nelle convenzioni.

Dal canto loro, i singoli Comuni confermano di non riconoscere il dovuto costo della manodopera (in primis il Capoluogo che l'anno scorso ha pacificamente ammesso di non aver adeguato l'appalto del nido di Gardolo neppure agli aumenti derivanti dal rinnovo contrattuale), spiegando di non prendere a riferimento quanto stabilito dal contratto collettivo delle Cooperative Sociali, che la normativa provinciale impone loro di utilizzare come "declinazione normativa e gestionale" della legge provinciale sugli appalti, ma gli inquadramenti comunicati loro dalla cooperativa uscente, a prescindere da ogni valutazione circa la loro correttezza. I Comuni, in altre parole, non effettuano alcun (pur dovuto) controllo sulla correttezza delle retribuzioni corrisposte a chi eroga, per loro conto, i servizi pubblici, ma si limitano a perseguire il massimo risparmio, anche se questo si traduce nel sotto inquadramento dei lavoratori".

Piersanti e Ferrari osservano: "È grave che una simile operazione ai danni dei lavoratori venga portata avanti nella piena consapevolezza della sua arbitrarietà e illegittimità, perché da oltre un anno stiamo segnalando l'illegittimità dei bandi di gara passati e presenti e stiamo lamentando l'atteggiamento delle Cooperative che, paradossalmente, lamentano il dumping contrattuale da parte delle strutture pubbliche! Abbiamo scritto a Provincia, Apac, ai singoli Comuni e al Consorzio dei Comuni. Quest'ultimo non ci ha mai neppure degnato di una risposta, ci ha semplicemente ignorati, mentre gli Enti Pubblici hanno scaricato la responsabilità gli uni sugli altri, senza arrivare ad una soluzione. Ad oggi nulla è cambiato e continuano a farne le spese i lavoratori in appalto, che - anzi - leggono nell'assestamento di bilancio la prospettiva di una proroga proprio di quegli appalti che non riconoscono alle Cooperative (e quindi a loro) la giusta retribuzione".

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