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Uffici giudiziari. Diaspro: «Non solo questione di numeri»

«Se gli organici dei tribunali debbano essere ridotti del 12% può essere dirimente per la definizione dei fabbisogni, ma non si può sfuggire da un dato conclamato e ampiamente denunciato per anni ai vertici regionali e ministeriali, alle inaugurazioni dell’anno giudiziario e sui media: la gravissima carenza del personale negli uffici giudiziari trentini e altoatesini. È questo il punto!» Così Luigi Diaspro, segretario generale della Fp Cgil sulla questione riproposta in questi giorni.

In tutte le occasioni di confronto la questione, già durante la gestione statale, è stata sempre posta in primo piano, con produzione di tabelle e grafici che certificavano l’alto tasso di carenza e la drammatica prospettiva di una voragine che si sarebbe prodotta, in pochi anni, per il pensionamento di gran parte del personale. Personale esperto che ha lasciato e si avvia a lasciare il posto senza poter trasmettere le “consegne” ad alcuno. Un patrimonio gettato.

I rimedi della Regione con personale a tempo determinato, in comando da altri enti o del Progettone, hanno prodotto un effetto distorto perché lo sforzo formativo, a carico in ogni caso dello stringato personale giudiziario, viene vanificato dalla cessazione dei contratti o dal rientro nei rispettivi enti dopo un anno o due. A Rovereto, per stare all’oggi, tra tribunale e procura usciranno 12 unità entro il 2022, tra cui figure apicali/dirigenziali.

I concorsi per assistenti giudiziari a Bolzano e a Trento arrivano con grave ritardo, a Trento devono ancora svolgersi le prove. E i funzionari? Lo scorrimento delle graduatorie degli idonei al concorso nazionale per funzionario giudiziario – posto da almeno due anni e mezzo dalla Fp Cgil – solo nelle settimane scorse ha prodotto una presa di posizione della Regione verso lo Stato, opponendo sin qui bizantinismi e ostacoli procedurali che hanno impedito di risolvere non tanto le sorti di una piccola parte del personale (riqualificata a spese dello Stato) ma soprattutto di affidare incarichi di responsabilità nelle cancellerie a funzionari qualificati ed esperti.

Si è arrivati a oggi senza aver avviato le procedure di progressione per tutto il personale giudiziario, impegno solenne – e disatteso - del Presidente Kompatscher e contenuto nel Protocollo di intesa sottoscritto col sindacato tre anni fa. È il tema forte per riqualificare il personale degli uffici giudiziari trentini come stava accadendo, proprio nel momento del passaggio alla Regione, nel resto d’Italia per i colleghi statali che non hanno dovuto sottoporsi a prove selettive come pretende la Regione - per lavoratori che svolgono spesso mansioni superiori al proprio inquadramento - in ciò appoggiata peraltro dalle altre sigle sindacali.

La Regione ha preferito concentrarsi su altri temi, come la revisione degli orari di lavoro, innescando un conflitto durato mesi, sino alla proclamazione dello sciopero unitario che la ha scongiurata, almeno in parte. E che dire delle ricadute sui lavoratori della tecnostruttura regionale, che hanno dovuto e devono sobbarcarsi questo enorme carico di lavoro e problematiche, per assicurare soluzioni e supporto a un comparto complesso e distante come quello della giustizia?

Dopo gli impegni solenni del maggio 2017, per convincere il personale statale a transitare ai ruoli regionali, il Presidente Kompatscher è sparito. Batta un colpo sulle questioni dimenticate, a partire dagli organici. Parlare di numeri è importante, perché dimostrano la gravità del problema, ma è importante comprendere quello che, a oggi, ha rappresentato questa delega per i lavoratori della giustizia trentina, per il loro ruolo e dignità.

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